Sat, 08 Aug 2020 07:00:00 +0200

Come eravamo: le nuove Alfa 1300.

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L'articolo è integralmente ripreso dal numero 27 de l'Automobile di Luglio 1968. Alla serie dei suoi numerosi modelli, l'Alfa Romeo ha aggiunto tre nuove vetture 1300 centimetri cubici di cilindrata: lo "spider", la GTA normale e quella preparata che conservano nella guida le pregiate caratteristiche della Casa del Portello, prima fra tutte la facilità di guida in rettilineo e in curva anche ad alte velocità.

I comandi sono bene accessibili: la leva del cambio è leggera e facile a manovrare; i pedali sono razionali nella forma e nella posizione, anche se al primo contatto quelli del freno e della frizione danno la sensazione di essere troppo verticali.

La pressione che richiede l'azionamento del freno è ben proporzionata alla decelerazione che si desidera ottenere. Solo in rallentamenti di emergenza ho ancora riscontrato, specialmente nelle prime due, una tendenza che è scomparsa nella 1750: il bloccaggio delle ruote posteriori. In discese prolungate i freni rimangono efficientissimi tanto da considerarli eccezionali specialmente nello "spider". Quest'ultimo, pur avendo un motore di 103 CV SAE, invece del 110 della GTA ed un penso superiore di oltre 100 kg, ha una maggiore accelerazione partendo da fermo, dovuta ai rapporti del cambio più bassi (3,3:1 invece di 2,54:1) e ad una migliore carburazione che nella GTA presenta quasi impercettibili esitazioni soprattutto a basso regione. Una volta superati i 3-4.000 giri, potenza e leggerezza della GTA hanno il sopravvento e le prestazioni velocistiche si esplicano in pieno. Il suo motore ha una impostazione più sportiva ed è passibile, come nella versione preparata, di un notevole incremento di potenza. A differenza di quello dello "spider" ha un diverso rapporto corsa-alesaggio: 67,5 x 78 invece di 75 x 74, e la doppia accensione.


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