Thu, 06 Aug 2020 07:20:00 +0200

Guida autonoma, un secolo di storia.

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Non è Google il pioniere della guida autonoma: la mobilità driverless ha una storia lunga un secolo, che parte dai modelli radiocomandati e culmina nell'intelligenza artificiale. Da più di cento anni l'uomo sogna un veicolo in grado di accelerare, frenare e salvaguardare la sicurezza di pedoni e passeggeri in autonomia. Le smisurate possibilità tecnologiche d'oggi hanno reso realizzabile e meno fantascientifico quanto era già stato pensato molto tempo fa.

Primi esperimenti 

Una delle prime dimostrazioni concrete di guida autonoma risale a metà degli anni '20, a New York: la Houdina Radio Control installò una piccola rete di motori elettrici a bordo di una Chandler del '26, connessa a un'antenna montata sul tetto. Da una seconda auto, una strumentazione inviava impulsi all'antenna, e da qui ai dispositivi in grado di muovere il veicolo senza l'intervento umano. 

Non si ebbero notizie rilevanti su queste tecnologie driverless fino alla metà degli anni '30 quando cominciarono a farsi strada prototipi di auto e taxi senza guidatore con l'obiettivo di sconfiggere il già opprimente traffico delle città americane.

Made in Usa

Nel 1939, alla Fiera Mondiale di New York, General Motors presentava il progetto "Futurama": diversi possibili scenari sul futuro urbano e della mobilità, un ambiente popolato da automobili radio-comandate mosse da campi magnetici. L'idea era semplice: si guidava la vettura fino all'ingresso di un'autostrada, poi si inseriva il pilota automatico. Il mezzo sarebbe rimasto nella propria corsia fino all'uscita.

Nei primi anni '50 General Motors e RCA (Radio Corporation of America) crearono un piccolo prototipo di automobile guidato e controllato attraverso cavi annegati nel pavimento. Nel '58 gli ingegneri presentarono i risultati del progetto: lungo un tratto di strada della città di Lincoln, 121 metri furono dotati di una rete di sensori capaci di controllare la posizione di un veicolo e di rilevare la presenza di ostacoli. L'automobile, con tecnologie in grado di dialogare con la sensoristica, era capace di accelerare, frenare e sterzare da sola.

Gm continuò sulla via della sperimentazione. I tre prototipi Firebird prodotti dal 1956 al 1964 sono espressione di una complessa ricerca sul tema; tra cavi elettrici nell'asfalto, joystick, sensori, sistemi cruise control e Gps ante litteram.

Tentativi europei fino ad oggi

In Inghilterra negli anni '60 il governo finanziò la progettazione di una serie di vetture dotate di tecnologia in grado di captare sensori posti nell'asfalto e assumere comportamenti interattivi. Il risultato fu una Citroen DS19 con un sistema "preistorico" ma efficace: la vettura era in grado di orientarsi da sola e raggiungere anche velocità molto elevate, fino a 130 chilometri orari

Nel 1987 è stato inoltre lanciato l'Eureka Prometheus Project, un programma di finanziamento che ha stanziato 749 milioni di euro per progetti nel campo della guida autonoma.

Grazie a questi fondi nel 1994 è stata presentata a Parigi la VaMP, costruita sulla base di una Mercedes 500 SEL: guidata da un computer, capace di agire su sterzo, acceleratore e freni, con una tecnologia di visione computerizzata capace di riconoscere strade e veicoli. Nel 1995 l'auto ha percorso 2mila chilometri da Monaco a Copenaghen e ritorno, arrivando a toccare i 180 chilometri orari e richiedendo in pochissime occasioni l'intervento umano.

Anche l'Italia ha lasciato il segno negli anni Novanta, con il contributo del professor Alberto Broggi dell'Università di Parma: la sua Argo, una Lancia Thema modificata, nel 1998 percorse quasi duemila chilometri in sei giorni. L'auto riuscì ad operare per il 94% del tempo in totale autonomia, utilizzando un sistema di analisi dei dati dell'ambiente esterno, attraverso l'impiego di due semplici telecamere a basso costo.

Dal 2009 in poi è attualità: prima Google e poi Uber, Lyft, Tesla e le principali Case automobilistiche, tutti lanciati in una nuova corsa verso il futuro tra nuovi software e intelligenza artificiale.

 


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